Vi racconto una storia, una storia che parla di streghe, di bambini rubati per essere mangiati, di grotte nascoste nel bosco.

Questa è la storia di Micheleto.

 

Me la raccontava sempre la mia mamma quando ero piccolina e passavo ore ed ore nel bosco sopra casa a giocare.

Nel bosco sopra casa ci sono delle grotte chiamate “el bus dele strie” sono proprio dove ora ci sono delle vasche di raccolta dell’acqua, in queste grotte vivevano tre streghe. Erano tre donne cattive, brutte e perfide, era così che venivano descritte le streghe ma a me in fondo sono sempre state un po’ simpatiche.  

Erano state allontanate dal paese perché si comportavano in modo strano, conoscevano piante, fiori ed erbe e si curavano proprio con questi rimedi, facevano dei fuochi all’aperto durante certe notti di luna, cantavano, danzavano  e spaventavano gli uomini e a volte li facevano scomparire, odiavano i bambini e non andavano a messa.

 

 

Le tre donne vissero per molti anni in queste grotte, non scesero mai più in paese e si nutrivano  di bacche, di erbe e di animali selvatici,  poco lontano dal “bus dele strie” scorre una valle dove prendevano l’acqua.

Erano il terrore di chi passava di lì per andare in montagna a lavorare il fieno o a pascolare gli animali. Anche io da piccolina quando passavo in quel punto,  facevo una corsa quasi disperata per arrivare in fondo alla strada, lontana dalle grotte.

Un anno la siccità colpì il paese di Solasna e le case e le fontane rimasero senz’ acqua.  La gente doveva per forza recarsi alla valle per rifornirsi di acqua. Un  giorno un bimbo di nome Micheleto, vedendo la sua mamma in difficoltà decise di andare lui a prendere l’acqua  alla valle al posto suo, sperando di  non essere visto dalle tre donne.

 

 

Le streghe però lo videro e lo rapirono e lo rinchiusero in una cassa di legno con dei piccoli fori, attraverso i fori gli passavano il cibo ed ogni giorno chiedevano al bambino di mostrare il ditino per vedere se era sufficientemente grassottello: “popin popin meti fora chel diedin che veden se le bel grasotin” Micheleto che aveva capito quali intenzioni avessero le tre donne, mostrava sempre il dito mignolo, il più magro.

Un giorno mentre le donne avevano lasciato solo Micheleto per andare a caccia, il bambino riuscì ad aprire la cassa ed uscì, scappò disperatamente e tornò al paese, si rifugiò in una cantina spaventato.

Gli anziani del paese attesero le streghe all’entrata del paese, sapevano che sarebbero venute a prendersi Micheleto, le catturarono e le arsero vive.

Finì proprio in quella notte l’incubo degli abitanti di Solasna e di Micheleto.

Per tanti anni mentre la gente passava davanti alla grotta veniva derisa da delle voci di donna, si udivano risate, schiamazzi e rumori inquietanti, ora li vicino è stato messo un crocefisso e il luogo si chiama “el Sant”.

 

 

Poco distante dalla grotta ce ne sono altre, nascoste dalla vegetazione, c’è “ la cosina dei pastori” o “el chamin” una piccola insenatura dove i pastori trovavano riparo e dove accendevano il fuoco, il “Bus Bolgian” e il “Bus de l’Agolin” dove dicono ci sia un pozzo sul fondo e che se ci lasci cadere dentro una pietra, senti che cade in acqua dopo il tempo che ci vuole a recitare un  padre nostro…poco lontano dal paese ci sono moltissimi luoghi carichi di storia e di leggende.

Abbiamo la fortuna di avere alcuni “massi coppellati” in diversi punti vicino alle abitazioni, noi al Solasna custodiamo con cura in una delle nostre sale un masso con una coppella. Non si sa ancora a cosa servissero questi massi con questi fori e forse è anche bello non sapere e lasciar lavorare  la mente, le superstizioni, credere alle leggende  e lasciar lavorare la fantasia.

 

massi coppellati

 

A me piace credere che questi massi dalla forma quasi sempre tondeggiante,  posti in luoghi di dominio sul paese, servissero da altari, fossero dei luoghi di culto, le cavità antichi segni di preghiera ad uso rituale, con riferimenti stellari. Mi piace immaginare dei riti di 3mila o 5mila anni fa dove popolazioni arcaiche creavano queste incisioni in onore di Madre Terra o del Dio Sole,  per ingraziarsi gli dei e riempivano  questi contenitori di resine, acqua, grassi animali, sangue per propiziarne il raccolto o quant’altro.

I massi hanno 3-5-13 o addirittura 33 fori, profondi anche 3 o 4 centimetri , è rilevante il fatto che sono esposti  tutti ad Est, così come è rilevante il fatto  che il paese che ora si chiama San Giacomo nell’antichità si chiamasse Solasna , il che fa pensare,  che il nome sia legato al Sole e magari c’è davvero qualche attinenza con dei riti propizi rivolti proprio al Dio Sole.

 

Io da piccola ci giocavo spesso in questi posti e con i bambini riempivamo i fori di acqua o con le pigne, ci inventavamo qualche gioco con foglie e sassi.  Su uno di questi massi, “la lastra del gioch” giocavamo al gioco della tria. Ora ci accompagno gli ospiti dell ‘ Agriturismo e racconto loro questa leggenda e molte altre storie legate a questo posto carico di mistero.

Sul libro di Giorgio Rizzi “Sentiero Val di Sole, le sfumature del verde” viene riportata la storia di Micheleto raccontata da mamma Emma e molte altre curiosità e leggende oltre alla descrizione dettagliata di questi luoghi che vi ho raccontato brevemente, anche i nostri amici di Val di Sole Antica,  cliccando qui vedete il loro sito,  un associazione di volontari nata per far sì che siti come questi siano scoperti, protetti, catalogati e valorizzati organizza delle serate e delle escursioni e noi siamo sempre felici di collaborare con loro.

Vi è piaciuta questa storia? Ne ho molte altre da raccontarvi…tra un po’ ve le scrivo proprio qui! 🙂

 

Nicoletta